Domande Frequenti
Ginocchio
Perché sento rumori nel mio ginocchio
La percezione di rumori durante il movimento delle nostre ginocchia è esperienza comune. In linea di massima, se al rumore non è associato dolore, non è il caso di preoccuparsi. Infatti, i rumori più frequenti, paragonabili a schiocchi o crepitii, sono associati a movimenti rapidi con le nostre ginocchia, e comportano un movimento altrettanto rapido al liquido (sinoviale) presente al suo interno. Questo liquido è sottovuoto, e un suo movimento improvviso causa il fenomeno della cavitazione, cioè la formazione -rumorosa- di alcune bolle gassose, evento naturale e non dannoso. In alcuni casi, invece, questi rumori sono generati dal contatto di un tendine con una superficie articolare durante un movimento brusco. Sebbene anche questo non sia un evento di per sé patologico, essendo indotto da una scarsa elasticità del tessuto tendineo o da scarsa lubrificazione tendine-superficie articolare, di solito si associa a una sensazione di rigidità, è assente il dolore, ma è meritevole di un approfondimento con una visita specialistica, al fine di comprenderne meglio l’entità in relazione a fenomeni infiammatori (artrite).
Quando, invece, il rumore ricorda di più uno scricchiolio o un cigolio, ed è associato a rigidità nel movimento e dolore, spesso è espressione di patologie più rilevanti, come l’artrosi. L’usura progressiva della cartilagine (cioè l’artrosi), ancor prima di arrivare alla sua completa assenza, comporta la perdita della caratteristica che la rende così eccezionale: la sua levigatezza. Quando la cartilagine è sana, infatti, è liscia e levigata come la superficie del vetro. Quando ha inizio il processo artrosico, la sua superficie rassomiglia di più alla carta vetrata che al vetro. Lo scorrimento tra due superfici ruvide determina così il caratteristico rumore. Quando la cartilagine è completamente assente, il contatto tra le superfici ossee di femore e tibia, non più “coperte” dalla cartilagine, determina un rumore di intensità maggiore rispetto a quello prodotto dalla cartilagine assottigliata, più simile al rumore del “gesso sulla lavagna”, generato dal “grattare” di un osso sull’altro ad ogni tentativo di movimento, essendo sempre doloroso.
In alcuni casi, i rumori sono simili agli schiocchi normali già descritti, ma sono più “secchi” e a “scatti”, sono presenti nel tentativo di inginocchiarsi o di estendere completamente l’articolazione, si associano sempre a dolore acuto, spesso a gonfiore, e di solito sono causati da lesioni meniscali.
Il mio ginocchio si gonfia frequentemente, cosa potrebbe essere?
Il gonfiore frequente del ginocchio può essere causato da diversi fattori, che spaziano da condizioni temporanee e risolvibili a problematiche più serie. Il ginocchio si gonfia quando il corpo produce un eccesso di liquido sinoviale o a causa di sangue che si accumula all’interno dell’articolazione, un fenomeno noto come versamento articolare.
Possibili cause:
– Trauma o infortunio;
– Artrite o artrosi;
– Condropatia rotulea (condromalacia);
– Borsite;
– Tendinite;
– Cisti di Baker.
Dopo una protesi al ginocchio, posso tornare a fare sport?
Non esistono regole uguali per tutti, perché vi sono variabili che possono far cambiare di tanto i risultati dell’intervento, e che sono in relazione al paziente (peso, età, condizioni generali e condizioni di quell’articolazione prima dell’intervento) al tipo di intervento (protesi totali o parziali, modello di protesi utilizzata) e al risultato di quello specifico intervento. È, quindi, indispensabile un confronto con il chirurgo, sia prima che dopo l’intervento di protesi.
Ma, in ogni caso, dopo una protesi al ginocchio, così come dopo una protesi all’anca o alla spalla, possono essere sicuramente consentite attività fisiche a basso impatto, come la pedalata (con pedaliera, cyclette, ciclismo in pianura e su terreni regolari), il nuoto e le attività in acqua, le attività di rinforzo muscolare “puro” (squat, leg curl ed extension, pressa per le protesi agli arti inferiori). La tempistica ideale è quella trisettimanale, per circa 30 minuti per ciascuna sessione. Non possono essere concessi gli sport che prevedano la corsa ed il salto. Infatti, come raccomandano la maggior parte dei lavori scientifici, anche molto recenti, l’usura precoce della protesi (in particolare del polietilene, il “cuscinetto” di scorrimento di tutte le protesi, in materiale plastico) può divenire un problema precoce -a breve termine- (dopo pochi anni) in caso di sport ad alto impatto (come ad esempio il calcio, il basket, la maratona e la corsa in genere, il tennis, etc.), piuttosto che tardivo -a lungo termine- (dopo circa 20 anni con le nuove generazioni di protesi) in caso di sport a basso impatto. Inoltre, all’aumentare del livello dello sport praticato, aumenta anche il rischio di infortuni articolari, con lesioni capsulo-legamentose o vere e proprie fratture ossee, con esiti devastanti sulla durata della protesi, potendone causare la necessità di revisione chirurgica. E la revisione di una protesi è un evento infausto sia per il paziente che per il chirurgo, soprattutto nell’ottica del grado di soddisfazione del risultato finale.
Nessun chirurgo può conoscere la durata reale di una protesi sottoposta a sport ad alto impatto, che prevedano corsa, salto, o addirittura torsioni e contatti, semplicemente perché i test di laboratorio, che studiano la durata degli impianti protesici, simulano le circostanze alle quali sottoponiamo le nostre articolazioni soltanto durante le attività quotidiane, come per esempio nella camminata. E l’usura del polietilene è un dato certo, che si verifica già nella semplice camminata, ma nell’arco -appunto- di circa 20 anni.
Talvolta, possono essere concesse attività considerate a impatto intermedio, quali il tennis in doppio, la camminata veloce o il trekking più semplice, ma soltanto se sono stati posizionati determinati modelli di protesi (ad es. le monocompartimentali del ginocchio), in alcuni pazienti (più giovani e ben allenati) e se si sono verificati alcuni requisiti chirurgici intraoperatori (più facilmente garantibili con il ricorso alla chirurgia robotica).
Quali sono i tempi di recupero dopo un intervento di Protesi al Ginocchio?
Ogni intervento chirurgico ha la sua storia e ogni persona ha tempi propri di ripresa; pertanto, i tempi di recupero sono estremamente variabili da caso a caso e da persona a persona. Dopo un intervento di Artroprotesi di Ginocchio è sempre necessario rapportarsi con l’equipe chirurgica che ha eseguito l’intervento, per poter avere tempistiche più affidabili.
Nella maggior parte dei casi è consentito rimettersi in piedi entro 24 ore dall’intervento, con l’aiuto di un girello deambulatore o 2 bastoni canadesi. Per la prevenzione di tromboflebiti alle vene degli arti inferiori verrà iniziata una terapia con iniezioni di eparina sottocute per circa 30 giorni e si indosseranno speciali calze elastiche. Il dolore è di solito ben controllato con il ricorso a specifiche tecniche anestesiologiche e alcuni farmaci, che vengono somministrati a partire dal giorno prima dell’intervento. All’interno dell’ospedale inizia un percorso riabilitativo che prevede, il più rapidamente possibile, di raggiungere un’autonomia nell’esecuzione di gestualità quotidiane: camminare, fare le scale, disporre in completa autonomia della toilette. Solitamente, nell’arco di 7 giorni, è possibile abbandonare l’ospedale. La rimozione dei punti di sutura avviene dopo circa 2 settimane. È possibile la guida di autoveicoli dopo circa 30 giorni. Il rientro all’attività lavorativa è particolarmente correlato all’attività svolta. I lavori più sedentari “da scrivania” possono essere concessi dopo circa 30 giorni. Per i lavori fisicamente più impegnativi (operatori edili, forze dell’ordine, lavoratori manuali), sono necessari circa 3 mesi. Tra questi due estremi esistono varie tempistiche che dovranno essere considerate volt per volta.
Quando viene posizionata una protesi di ginocchio, sia essa monocompartimentale che parziale, di fatto viene posizionata una nuova componente; in qualche modo è come se il ginocchio “rinascesse” una seconda volta. Si comprende, pertanto, che affinché si verifichi un pieno recupero e in qualche modo ci si dimentichi di essere stati operati, sono necessari almeno 6 mesi.
Perché la protesi del Ginocchio
La decisione di dover procedere a un intervento chirurgico di protesi di ginocchio è legata alla presenza di un danno cartilagineo esteso e a tutto spessore, per qualsivoglia motivo (solitamente per usura legata a degenerazione artrosica). Purtroppo, ad oggi, non esistono sostituti biologici della cartilagine; pertanto, il ruolo di scorrimento garantito dalla cartilagine stessa, deve essere svolto in sua assenza dal posizionamento di una nuova superficie, in materiale metallico, rappresentato dalla protesi.
Cosa significa Protesi?
Ritengo sia necessario utilizzare termini chiari, di facile comprensione, non confondibili e il più possibile condivisi da tutti i medici specialisti. A questo proposito, credo che il termine generico di “Protesi”, tanto utilizzato, non sia il più appropriato. Infatti, nel gergo comune dei non addetti ai lavori, il termine evoca la sostituzione di un intero segmento corporeo (come, per esempio, un intero braccio o un’intera gamba) e non soltanto la superficie articolare, incutendo non di rado un certo terrore. D’altra parte, anche il termine “Artroplastica”, utilizzato da molti ortopedici, e derivante dalla traduzione dalla lingua anglosassone, risulta improprio, essendo strettamente legato in Italia alla prima descrizione chirurgica proposta da Vittorio Putti -nel 1929- quale soluzione all’anchilosi, prevedendo l’interposizione -di tessuto biologico o non- tra due capi articolari. Reputo, piuttosto, che il termine di Artroprotesi di Ginocchio sia più corretto (riferendosi col prefisso “artro” alla sostituzione delle sole superfici dell’articolazione), meno allarmistico (rispetto al termine Protesi) e più realistico (il termine artroplastica rischia di non essere compreso appieno e sottovalutato), potendo essere poi meglio specificato precisandolo con gli aggettivi Totale (quando vengono sostituiti entrambi i compartimenti mediale e laterale,) o Parziale (di un solo compartimento), meglio chiamata Monocompartimentale, mediale, laterale o femoro-rotulea).
Spalla
Perché sento dolore alla spalla di notte, soprattutto quando dormo su un lato?
Il dolore notturno alla spalla può essere causato da infiammazione della cuffia dei rotatori, borsite subacromiale o tendinite. Durante il riposo, l’irritazione dei tendini può peggiorare, soprattutto se si dorme sulla spalla interessata. Applicare ghiaccio, adottare una posizione di riposo più neutra e, se necessario, assumere antinfiammatori può aiutare. Se il dolore persiste, una valutazione ortopedica è consigliata per stabilire il trattamento più adatto.
Perché la mia spalla è rigida e faccio fatica a sollevare il braccio?
La rigidità della spalla può essere un segnale di capsulite adesiva (spalla congelata) o di una lesione della cuffia dei rotatori. La spalla congelata è caratterizzata da una progressiva perdita di movimento e dolore persistente, mentre una lesione tendinea può causare debolezza e difficoltà nei movimenti sopra la testa. La riabilitazione con esercizi mirati e, in alcuni casi, infiltrazioni o terapie specifiche, può aiutare a recuperare la mobilità.
Dopo un intervento alla spalla, quanto tempo passa per il recupero?
Il recupero dipende dal tipo di intervento. Dopo una riparazione della cuffia dei rotatori o una protesi di spalla, il braccio deve restare immobilizzato per alcune settimane con un tutore. La fisioterapia inizia gradualmente per recuperare mobilità e forza. In genere, le attività leggere si riprendono entro 2-3 mesi, mentre il ritorno a movimenti più impegnativi può richiedere 4-6 mesi. Il chirurgo e il fisioterapista valuteranno il progresso per stabilire il momento giusto per tornare alla normalità.
Anca
Perché sento dolore all'anca quando cammino o mi alzo dalla sedia?
Il dolore all’anca durante il movimento può essere causato da artrosi dell’anca (coxartrosi), borsite trocanterica, tendinite o problemi muscolari. L’usura della cartilagine articolare è una delle cause più frequenti e può peggiorare nel tempo, portando a rigidità e difficoltà nei movimenti. È utile sottoporsi a una visita ortopedica per valutare il grado di usura e stabilire il trattamento più adeguato, che può variare dalla fisioterapia ai farmaci antinfiammatori, fino a interventi più avanzati nei casi più gravi.
Perché sento un rumore di scatto o un blocco nell'anca quando mi muovo?
Lo scatto dell’anca può derivare da tendini o muscoli che sfregano su ossa o altre strutture dell’articolazione. Questo fenomeno, noto come sindrome dell’anca a scatto, è spesso innocuo ma può diventare doloroso con il tempo. Se il blocco o il dolore sono persistenti, potrebbe trattarsi di un problema più serio, come una lesione del labbro acetabolare (la cartilagine che stabilizza l’anca). In questi casi, una risonanza magnetica e una visita ortopedica sono consigliate per valutare il trattamento più adatto.
Dopo una protesi all'anca, posso tornare a camminare normalmente?
Sì, dopo un intervento di protesi totale d’anca, la maggior parte dei pazienti torna a camminare normalmente e senza dolore. Il recupero avviene gradualmente, con l’ausilio di stampelle nelle prime settimane e un programma di riabilitazione fisioterapica. La maggior parte delle persone riesce a riprendere una vita attiva entro 6-12 settimane, ma il recupero completo della forza muscolare e della mobilità può richiedere diversi mesi. È importante seguire le indicazioni mediche per evitare movimenti scorretti che potrebbero compromettere l’impianto.

